Potteraduno 2016

Potteraduno 2016

potteraduno
Festival del Fumetto Winter Edition, Novegro, 6 e 7 febbraio 2016.

Anche quest’anno il Festival del Fumetto di Novegro si abbina al raduno ufficiale di tutti i Potterheads italiani: un padiglione è, infatti, interamente dedicato al Potteraduno Nazionale.

Ammetto di non essere particolarmente appassionata della saga del maghetto più famoso al mondo anzi, credo che la definizione Babbana mi calzi a pennello, ma vista l’occasione ghiotta (il raduno è compreso nel prezzo del biglietto) mi sono infiltrata nel padiglione più magico della fiera.

Appena metto piede nel padiglione, un grande cartellone informa che tra i promotori del raduno c’è la Scuola Estiva di Magia e Stregoneria di Hogwarts che, in collaborazione con la LIPU, organizza campi estivi per bambini e ragazzi, che hanno come tema portante l’occhialuto maghetto e le sue avventure. E pensare che quando ero piccola io esistevano al massimo i campi Scout!

A destra dell’ingresso si trova il binario 9 ¾: se mai qualcuno avesse, nel frattempo, ricevuto la sospirata lettera, beh, qui sono tutti pronti.

Tra le due file di bancarelle, al crocevia di tutti i corridoi, un palo in legno ci indica la via per andare dove più ci garba: Diagon Alley, Knockturne Alley, Hogwarts, Il Paiolo Magico o il campo da Quidditch.

La freccia che indica l’osteria punta nella direzione di uno stand, il Paiolo Magico appunto, la cui insegna recita a chiare lettere “burrobirra” e in due secondi io perdo i soci: nessuno può resistere al richiamo della dolcissima bevanda. Riusciremo a berla solo il sabato, perché la domenica la burrobirra è esaurita. Io mi limito ad assaggiarne appena appena un sorso: il mio cosplay non è molto agevole per andare ad incipriarsi il naso, ed è meglio se bevo con estrema parsimonia, il che significa che rischierò la disidratazione entrambi i giorni; cosa non si fa per il Cosplay!

Ritornando al mondo potteriano, come da manuale dopo Il Paiolo Magico inizia Diagon Alley, anche se in questo caso non serve colpire nessun mattone per raggiungerla; una serie di stand si aprono a destra e a sinistra, nominati come le botteghe citate nel libro: Tiri Vispi Weasley o il Cappello del Mago, per citarne un paio, e vi si possono trovare dai mantelli, gioielli e abiti a tema, ai libri, quaderni e gadget vari, fino alle spezie più particolari. E come ogni Diagon Alley che si rispetti non può mancare Olivander, stand gestito da Le 3 Befane, con un vero Olivander che aiuta ogni maghetto a scegliere la propria bacchetta magica, o meglio, ad essere scelto dalla bacchetta.

Alla fine degli stand si trova quella che, sempre secondo le indicazioni lette in precedenza, dovrebbe essere Hogwarts, la Sala Grande, dove per tutte e due le giornate si tengono le lezioni a tema, come Poziologia, Dragologia o Babbanologia.

Visto tutto questo non è difficile immaginare come il padiglione brulichi di Potterheads delle più svariate età, molti dei quali (i più giovani ad onor del vero) indossano con orgoglio la divisa della scuola: camicia bianca, maglia nera, gonna nera per le ragazze e pantaloni neri per i ragazzi e, per tutti, la cravatta d’ordinanza con i colori della casa di appartenenza, rosso e giallo per Grifondoro, giallo e nero per Tassorosso, verde e bianco per Serpeverde, blu e bianco per Corvonero, ognuno con la propria bacchetta. I più freddolosi sfidano il caldo con la sciarpa rigorosamente abbinata alla cravatta. Qualche maghetto occhialuto, con una bella cicatrice sulla fronte viene avvistato, accompagnato dalla immancabile Hermione Granger dai lunghi capelli ondulati e il giratempo al collo. I più però non sono meglio identificabili se non come studenti di Hogwarts.

Un paio di coraggiosi si aggirano con la divisa dei giocatori di Quidditch, divisa rossa bordata oro, che li identifica come appartenenti a Grifondoro, entrambi con la scopa volante al seguito. Chissà, magari cercano qualche Pluffa dispersa.

E in mezzo a tutti questi studenti e a un gran numero di Babbani, non è così difficile imbattersi nei professori che, a discapito dell’aspetto severo, ben si prestano a posare per qualche foto.

Il primo che incontro è il barbutissimo Rubeus Hagrid, imponente come l’originale, si fa strada illuminando il cammino con la lanterna (non che ce ne sia bisogno, ma il cosplay richiede precisione). In un angolo, intenti a parlare, trovo Severus Piton, molto meno arcigno dell’originale, anzi si può dire che il suo aspetto sia quasi amichevole, ma altrettanto severo nell’abito, e Minerva McGrannitt, decisamente più giovane dell’originale, ma con il medesimo cipiglio sotto il cappello, avvolta nel vestito di velluto verde. Poco dopo compare niente meno che Albus Silente in persona, con una lunga barba bianca e capelli altrettanto candidi, veste grigia come da manuale e bacchetta magica stretta in pugno. Gli chiedo una foto, perché non si può non avere una foto con Silente, ecchecavolo! Ci stiamo mettendo in posa quando veniamo raggiunti da Hagrid e da un Alastor “Malocchio” Moody molto allegro e gioviale, con un occhio magico dallo sguardo quantomeno perplesso. Forse si chiedeva lui stesso cosa ci stava a fare appiccicato su un volto così sorridente.

Ed eccoci qui, Silente alla mia destra, Malocchio Moody alla mia sinistra, di nero vestito con il soprabito marrone, e Hagrid che vista la mole può stare tranquillamente dietro di me. Scatto d’ordinanza anche per le mie amiche potterhead quindi terminiamo il tour di Hogwards.

Prima di tornare nel padiglione principale, intravvedo Bellatrix Lestrange, capelli neri arruffati e sguardo minaccioso, accompagnata da un Mangiamorte, ma non ho il coraggio di chiedere loro una foto: dai seguaci di Voldemort è meglio girare alla larga!